La Settima Sezione Penale, chiamata alla pronuncia, nel ricorso avverso una condanna per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, rigettava la motivazione opposta dalla difesa relativamente alla mancata applicazione ex art. art. 131 bis C.P., stante la particolare tenuità del fatto e l'assenza di portata lesiva dello stesso, come avvallato dalla revoca della costituzione di parte civile.

Con argomentazione lineare i giudici di appello ed il Collegio della settima Sezione hanno escluso la particolare tenuità del fatto alla luce delle modalità della condotta lesiva, in particolare la reiterazione degli epiteti offensivi nel corso del fatto in specie, la sostanziale gratuità degli stessi e soprattutto la qualità dell'imputato, ex maresciallo della Guardia di Finanza che lo rendeva pienamente edotto e ben consapevole dell'importanza della funzione svolta dalla persona Offesa, limitatasi nell'occasione ad adempiere ad un proprio dovere d'ufficio.

Altra doglianza ritenuta manifestamente infondata, risultava essere quella di aver ottemperato, il ricorrente, all'estinzione del reato ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 341 bis C.P., ritenendo di aver risarcito integralmente il danno prima della fine del giudizio.

Tale motivazione veniva ritenuta non congrua poichè l'esimente di cui all'ultimo comma dell'art. 341 bis C.P. risulta applicabile solo nel caso in cui l'integrale risarcimento del danno sia avvenuto prima del giudizio, mentre nel caso di specie, non solo il risarcimento era avvenuto dopo la sentenza di condanna di primo grado, ma neppure ne era apprezzabile l'integralità e completezza dello stesso. Contrariamente all'assunto difensivo, la finalità defiattiva e premiale dell'istituto è rispettata laddove ricorrano entrambi i presupposti e soprattutto, se l'iniziativa risarcitoria sia spontanea ed antecedente all'inizio del giudizio e non precedente alla definitività dello stesso.

Cass. pen. Sez. VII Ord. n. 47680 17/10/2017

Art. 341 bis  Oltraggio a pubblico Ufficiale

Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone , offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni.
La pena è aumentata se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. Se la verità del fatto è provata o se per esso l’ufficiale a cui il fatto è attribuito è condannato dopo l’attribuzione del fatto medesimo, l’autore dell’offesa non è punibile.
Ove l’imputato, prima del giudizio, abbia riparato interamente il danno, mediante risarcimento di esso sia nei confronti della persona offesa sia nei confronti dell’ente di appartenenza della medesima, il reato è estinto.

 

Art. 131 bis C.P. Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto

Nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell'articolo 133, primo comma, l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.
L'offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità, ai sensi del primo comma, quando l'autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all'età della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona.
Il comportamento è abituale nel caso in cui l'autore sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza ovvero abbia commesso più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuità, nonché nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate.
Ai fini della determinazione della pena detentiva prevista nel primo comma non si tiene conto delle circostanze, ad eccezione di quelle per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale. In quest'ultimo caso ai fini dell'applicazione del primo comma non si tiene conto del giudizio di bilanciamento delle circostanze di cui all'articolo 69.
La disposizione del primo comma si applica anche quando la legge prevede la particolare tenuità del danno o del pericolo come circostanza attenuante.