Il reato di indebita percezione di pubbliche erogazioni si differenzia da quello di truffa aggravata, per la mancata inclusione, tra gli elementi costitutivi, della induzione in errore o l'indotta falsa rappresentazione della realtà dell'ente erogatore, essendo quest'ultimo chiamato solo a prendere atto dell'esistenza della formale dichiarazione del privato di possesso dei requisiti autocertificati e non a compiere una autonoma attività di accertamento. L'ente preposto eroga infatti il contributo, anche in via provvisoria, sulla base della sola dichiarazione dell'interessato, riservando ad una fase successiva, di controllo, la verifica della stabile spettanza del diritto.

L'Amministrazione prende atto di un dato documentale che, formato per autocertificazione ed attestazioni o titoli di corredo, essa non viene chiamata a verificare per dar corso all'erogazione, anche provvisoria, del contributo. Non si ha pertanto una falsa rappresentazione integrativa di induzione in errore, e quindi il reato di truffa, poiché l'ente si rappresenta quanto deve rappresentarsi ovverosia la dichiarazione del richiedente, requisito di riconoscimento del diritto.

Qualora invece alla domanda, all'autocertificazione ed alla documentazione di corredo segua una fase di verifica, in contraddittorio con l'interessato, all'esito della quale soltanto l'Amministrazione si determinerà a dare corso al contributo richiesto, le false dichiarazioni e la falsa documentazione di corredo entrano nel procedimento di accertamento del diritto al contributo, integrando un'alterata rappresentazione della realtà sui cui esiti si svolge l'attività di verifica dell'ente erogatore. L'Amministrazione è in tal caso indotta in errore perché falsamente si rappresenta, sulla scorta della documentazione prodotta, i presupposti di riconoscimento del contributo, con conseguente alterazione del processo di formazione della sua volontà. La natura del procedimento e la rappresentazione dei requisiti di accesso al beneficio ora definiti dalla dichiarazione del privato ora esito di istruttoria avviata dall'Amministrazione consentono di integrare o escludere l'estremo dell'induzione in errore dell'ente erogante e quindi la configurabilità della truffa aggravata per gli estremi di cui all'art. 640-bis C.P. o dell'indebita percezione di cui all'art. 316-ter C.P.

 

Cass. pen. Sez. F Sent. n. 43143 21/09/2017 

 

Articolo 316 ter C.P. Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato

Salvo che il fatto costituisca il reato previsto dall'articolo 640bis, chiunque mediante l'utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l'omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a tremilanovecentonovantanove euro e novantasei centesimi si applica soltanto la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da cinquemilacentosessantaquattro euro a venticinquemilaottocentoventidue euro. Tale sanzione non può comunque superare il triplo del beneficio conseguito.

Articolo 640 bis C.P. Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche

La pena è della reclusione da uno a sei anni e si procede d'ufficio se il fatto di cui all'articolo 640 riguarda contributifinanziamenti, mutui agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee.

 

Articolo 640 C.P.   Truffa

Chiunque, con artifizi o raggiriinducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da cinquantuno euro a milletrentadue euro.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da trecentonove euro a millecinquecentoquarantanove euro:
1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare;
2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l'erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell'Autorità.
2 bis) se il fatto è commesso in presenza della circostanza di cui all’articolo 61, numero 5).
Il delitto è punibile a 
querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un'altra circostanza aggravante.