La sesta  sezione Civile della Cassazione accoglie il ricorso contro il respingimento di una domanda di Protezione Internazionale rimandando gli atti  alla Corte di appello di Ancona, che già aveva operato un controricorso, intimandone una diversa composizione.

Con l'Ordinanza viene cassata la precedente sentenza poichè, la Corte di Merito, avrebbe motivato la propria valutazione di inattendibilità della narrazione del ricorrente sulla base di mere asserzioni inidonee a far comprendere le ragioni per cui è stata considerata priva di autenticità e di contenuto estremamente generico e vago la vicenda che il ricorrente ha posto a base della propria richiesta di protezione internazionale. In tal modo si appalesa una violazione dell'art. 360 n. 5 c.p.c. alla luce della giurisprudenza di questa Corte che traccia i limiti del minimo costituzionale in materia di motivazione (Cass. civ. sezioni unite n. 8053 del 7 aprile 2014).

Né, a parere del Collegio, si riterrebbe, ai fini di un riscontro dei predetti requisiti di aderenza al minimo costituzionale, che la motivazione della valutazione negativa sulla attendibilità del ricorrente sia logicamente e esaustivamente basata sul rilievo della contraddittorietà e non credibilità della narrazione evidenziata dalla Corte di appello laddove ha rilevato che "non si comprende perché i talebani non abbiano attuato le minacce di morte limitandosi alla consegna di lettere e bigliettini" minatori.

Le stesse considerazioni possono farsi per le affermazioni della Corte di appello relative alla situazione del Pakistan e in particolare del Punjab che risultano prive di riferimenti concreti acquisibili dal giudice in conformità a quanto ribadito anche di recente dalla giurisprudenza di legittimità sul dovere di cooperazione del giudice in materia di protezione internazionale ( cfr. Cass. civ. sez. VI-1 ord. n. 25534 del 13 dicembre 2016 secondo cui il giudice - prescindendo da preclusioni o impedimenti processuali - ha il dovere di cooperare nell'accertamento dei fatti rilevanti, compiendo un'attività istruttoria ufficiosa, se del caso utilizzando canali diplomatici, rogatoriali ed amministrativi, essendo necessario temperare l'asimmetria derivante dalla posizione delle parti).

 

Cass. Civ. Sez. VI Ord. n.18535 26/07/2017