Il Tar Lazio, accogliendo le motivazioni di ricorso avverso un diniego di rilascio del passaporto a causa dell'interpunzonatura posta tra due nomi, precisa che l'art. 35 D.P.R. n. 396 del 2000 stabilisce che "il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso e puo' essere costituito da un solo nome o da piu' nomi, anche separati, non superiori a tre e che nel caso siano imposti due o piu' nomi separati da virgola, negli estratti e nei certificati rilasciati dall'ufficiale dello stato civile e dall'ufficiale di anagrafe deve essere riportato solo il primo dei nomi (questa la versione introdotta dall'art. 5 L. n. 219 del 2012. La disposizione precedente prevedeva che "il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso e può essere composto da uno o da più elementi onomastici, anche separati, non superiori a tre. In quest'ultimo caso, tutti gli elementi del prenome dovranno essere riportati negli estratti e nei certificati rilasciati dall'ufficiale dello stato civile e dall'ufficiale di anagrafe").

Contrariamente a quanto dedotto dalla Questura di Roma, ente verso il quale veniva proposto il ricorso, l'art. 35 D.P.R. n. 396 del 2000 (sia nel testo previgente che in quello attuale) non prevede che l'atto di nascita non debba riportare il trattino che separa i due nomi e, quindi, non può in tal caso giustificare il diniego di rilascio del passaporto dovendosi, in quest'ottica, ritenere corretto l'operato dell'ufficiale dello stato civile che nell'estratto dell'atto di nascita ha riportato il segno d'interpunzione in esame.

Nello stesso senso gli artt. 1, 3, 9 e 12 L. n. 1185 del 1967 non prevedono che l'esistenza del trattino tra i due nomi dell'interessato costituisca causa ostativa al rilascio del passaporto.

Ne consegue che il gravato diniego di rilascio del passaporto non trova alcuna legittimazione nelle disposizioni di rango legislativo e regolamentare che disciplinano la fattispecie.

T.A.R. Lazio Roma Sez. III ter - Sent. 17/09/2014 n. 9766 -