Giurisprudenza Polizia giudiziaria

Cass. Pen. sez. III Sent. n. 38665 03/08/2017 art. 727 C.P. in tema di animali

Penale Sent. Sez. 3 Num. 38665 Anno 2017

Presidente: RAMACCI LUCA

Relatore: CIRIELLO ANTONELLA

Data Udienza: 28/03/2017 

SENTENZA

sul ricorso proposto da: S.A.  S.M. G.E. avverso la sentenza del 13/05/2015 del TRIBUNALE di TRENTO 

 

RITENUTO IN FATTO

1.- Il Tribunale di Trento con sentenza del 13.05.2015, per quanto qui rileva, condannava Susio Matteo, Grezzini Eugenio e Susio Alessio alla pena di euro 5.000 di ammenda, oltre il pagamento delle spese processuali, per i reati, di cui agli artt. 81, comma 2., 110, 727 Penale Sent. Sez. 3 Num. 38665 Anno 2017 Presidente: RAMACCI LUCA Relatore: CIRIELLO ANTONELLA Data Udienza: 28/03/2017 Corte di Cassazione - copia non ufficiale t comma 2, c.p. e 30, comma 1, lett. e), L. 157/1992, per avere, in concorso tra loro, prelevato da un nido quattro nidacei di tordo bottaccio( Turdus philomelos), riponendoli in un sacchetto, cioè in condizioni non compatibili con la loro natura, provocando, pertanto, agli stessi gravi sofferenze.

2.- Avverso tale sentenza Susio Alessio proponeva ricorso per cassazione, tramite il proprio difensore, chiedendo l'annullamento della sentenza, deducendo, con il primo motivo, la violazione di legge in cui sarebbe incorsa la sentenza impugnata in relazione all'art. 30, comma 1, lett. e), L. 157/1992.

2.1. In particolare, la difesa rilevava l'erronea qualificazione dei fatti di causa, per i quali non sarebbe configurabile il reato di uccellagione, bensì il diverso reato di caccia con mezzi vietati, sanzionato dall'art. 30, comma 1, lett. h), L. 157/1992, in quanto, secondo un costante orientamento di questa Corte, il reato di uccellagione non può ritenersi consumato nel caso di cattura degli uccelli con le mani, ma quando siano utilizzati strumenti dotati di particolare offensività, tesi a catturare, indiscriminatamente, qualsivoglia specie di volatili, finanche quelli appartenenti a specie protette (nel caso in esame le particolari modalità della condotta, ovvero l'impiego della tecnica, tenuemente offensiva, dell'adprensio e la specificità degli esemplari, escluderebbero il reato contestato).

2.2. Con il secondo motivo di ricorso il Susio deduceva la violazione di legge in cui sarebbe incorsa la sentenza impugnata in relazione in relazione all'art. 727, comma 2, c.p., atteso che per la sussistenza di tale reato, occorrerebbe che le condizioni in cui vengono tenuti gli animali provochino agli stessi degli indicibili patimenti e delle gravi sofferenze (circostanze, peraltro, accertabili solo a seguito di perizia veterinaria), diversamete non assumendo i fatti penale rilevanza ( ossia non ricorrendo il reato quando gli animali vengano detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura, a prescindere dalla verifica della effettiva lesione all'integrità fisica dello stesso, come avvenuto nel caso in qualunque caso di cattura di un animale, posto che la privazione della libertà comporta automaticamente un contrasto con la natura) .

3.- Anche gli imputati Susio Matteo e Grezzini Eugenio proponevano congiuntamente, tramite i loro difensori di fiducia, ricorso per Cassazione per identici motivi, sottolineando tuttavia che, in ordine alla configurazione del reato di maltrattamento di animali, il Tribunale di Trento aveva errato nell'affermare la penale responsabilità di tutti gli imputati per il reato di cui all'art. 727 n. 2 c.p., nonostante fosse stato accertato che il solo Susio Alessio aveva realizzato la condotta di detenere i nidacei nel sacchetto.

 

CONSIDERATO IN DIRITTO

4.- I ricorsi sono fondati riguardo alla sussistenza del reato di cui all'art. 30, lett. e) legge n. 157/1992, giacchè le condotte contestate non integrano i(reati di uccellagione. 

4.1. La L. n. 157 del 1992 (legge sulla caccia) distingue l'uccellagione, che a norma dell'art. 3 è sempre vietata, dall'attività venatoria che è consentita, se esercitata nei tempi e nei modi previsti dalla legge (artt. 12 e 13), ma non contiene una definizione precisa delle due attività. Secondo l'orientamento costante di questa Corte, costituisce uccellagione qualsiasi sistema di cattura degli uccelli con mezzi fissi, di impiego non momentaneo, e comunque diversi da armi da sparo (reti, panie, ecc), diretto alla cattura di un numero indiscriminato di volatili, mentre costituisce esercizio venatorio ogni atto diretto alla cattura di singoli esemplari di fauna selvatica.

4.2. Sul punto la sentenza impugnata, dopo aver correttamente richiamato la giurisprudenza di questa corte che costantemente ritiene che ricorre il reato di uccellagione, quando: a) vi sia impiego non momentaneo di strumenti fissi, diversi dalle armi da sparo; b) la potenzialità offensiva di detti strumenti sia ampia ed indiscriminata, con pericolo, quindi, di depauperamento, anche se parziale, della fauna selvatica (cfr, ex plurimis, sez. 3, n. 1713 del 18.12.1995 dep. il14.2.1996, Palandri, rv. 204726; sez. 3, n. 4918 del 10.4.1996, Giusti, rv. 205462;sez. 3, n. 2423 del 20.2.1997, Carlesso, rv. 207635; sez. 3, n. 9607 del 2.6.1999, Baire, rv. 214597 ; sez. 3, n. 139 del 13.11.2000, Moreschi, rv. 218696; sez. 3 n. 6966 del 17.4.2000, Bettoni, rv. 217676), ne disattende le conclusioni affermando che "la cattura la conservazione in un contenitore inidoneo e il lancio una scarpata al momento del veicolo costituiscono elementi distonici rispetto alla condotta ordinaria emersa nelle decisioni della corte di cassazione", ritenendo, in definitiva che il mero prelievo di uova, nidi e piccoli nati integri il reato in parola.

Tuttavia, come evidenziato nella richiamata prevalente e costante giurisprudenza, la linea di demarcazione tra l'uccellagione e la caccia con mezzi vietati è rappresentata dalla possibilità, insita solo nella prima, che si verifichi un indiscriminato depauperamento della fauna selvatica a cagione delle modalità dell'esercizio venatorio e in considerazione della particolarità dei mezzi adoperati.

Questa Corte Suprema ha anche precisato (Cass. sez. 3, n. 11350 del 10 febbraio 2015) che in tema di disciplina della caccia, il reato di esercizio dell'uccellagione e quello di esercizio della caccia con mezzi vietati hanno diversa obiettività giuridica in quanto il primo mira principalmente a tutelare la conservazione della specie, laddove il secondo ha lo scopo di evitare che, con l'uso di modalità non consentite, vengano inflitte agli animali inutili sofferenze (così questa sez. 3, n. 35360 dell'11.7.2007, Cuzzolin, rv. 237390). Ne discende che anche l'uso delle mani, e cioè l'"adprehensio" fisica dei volatili da parte dell'agente, deve ritenersi proibittN ma non integrante gli estremi del reto contestato.

Del resto la tutela della fauna selvatica, cui è finalizzata la legge sulla caccia, si realizza attraverso la più ampia protezione possibile degli uccelli, qualunque siano le modalità di cattura o abbattimento di essi, purchè Corte di Cassazione - copia non ufficiale Così deciso in Roma, il 28 marzo 2017. , non previste, e quindi ulteriori rispetto a quelle dalla norma espressamente ammesse (sez. 3, n. 139 del 13.11.2000, Moreschi, rv. 218696).

4.2. Ne discende che, nel caso di specie, alla luce di tali principi, non possa parlarsi di uccellagione, risultando pacifico che gli imputati avevano prelevato gli esemplari dal nido. Pertanto la sentenza deve essere annullata sul punto, sussistendo la lamentata violazione di legge in quanto, alla luce del peculiare comportamento tenuto dagli imputati non poteva essere applicata al caso di specie la sanzione rubricata ed irrogata (quella di cui alla L. n. 157 del 1992, art. 30 lett. "e"), essendo essa tassativamente prevista solo "per chi esercita l'uccellagione" e non per punire gli altri comportamenti vietati dalla citata Legge, art. 3. 5.

Per i restanti motivi, con i quali si deduceva l'inosservanza e l'erronea applicazione della legge penale, in relazione all'art. 727, comma 2, c.p.. i ricorsi sono manifestamente infondati, giacchè la sentenza impugnata ha fornito corretta applicazione della giurisprudenza di questa corte nel ritenere la sussistenza del reato di cui all'art. 727 cod. pen., comma secondo (detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze, previsto dall'art. 727, comma secondo, cod. pen.) nella detenzione dei volatili nel sacchetto di plastica e nel loro lancio dalla scarpata all'arrivo dei militari. Deve, pertanto, ritenersi che le condizioni in cui i nidacei sono stati detenuti all'interno del sacchetto, privati di luce e aria, integrano quella detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura e indubbiamente produttiva di gravi sofferenze per l'animale, di cui all'art. 727, secondo comma cod. pen. (Cass.pen, sez. VI, 22.3.2016, n. 17677).

P.Q.M.

Annulla con rinvio al Tribunale di Trento per nuovo giudizio , Dichiara inammissibile i ricorsi quanto al reato di cui all'art. 727  c.p. 

Così deciso in Roma, il 28 marzo 2017. 

 

 

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