In questa sentenza il Collegio della Terza Sezione Penale richiama una pronuncia delle Sezioni Unite, con sentenza n.44273/2004, nella quale veniva affermato che il controllo di legalità deve svolgersi su tutti i presupposti legittimanti la misura del Daspo, vale a dire:

a) la pericolosità del soggetto, verificando se i fatti indicati dal Questore possano costituire indizio sicuro della ritenuta pericolosità;

b) l'adeguatezza della misura in relazione alla sua durata, la quale se ritenuta eccessiva, può essere anche ridotta ma non aumentata ex officio dal giudice;

c) le ragioni di necessità ed urgenza che hanno indotto il Questore a provvedere. Quanto al diritto di difesa, hanno ribadito che il soggetto destinatario della misura deve poter interloquire nel procedimento, presentando memorie e deduzioni ed esaminando la documentazione che giustifica l'adozione della misura e che è stata trasmessa dal Questore.

Perché tale diritto di difesa possa concretamente esercitarsi è necessario, invero, che venga riconosciuto al destinatario del provvedimento un congruo termine per poter esaminare gli atti e presentare memorie o deduzioni. E poiché il Pubblico Ministero ha il termine di 48 ore dalla notifica del provvedimento del Questore, per richiedere o meno la convalida del provvedimento, anche l'interessato ha lo stesso termine, decorrente ugualmente dalla notifica, per esercitare il suo diritto di difesa. 

Le memorie e le deduzioni depositate entro tale termine di 48 ore dalla notifica del provvedimento del Questore sono sempre tempestive e devono essere prese in considerazione dal Giudice, nell'adottare l'ordinanza (motivata) di convalida, sicché, in mancanza, l'ordinanza di convalida è affetta da vizio di violazione di legge. 

Cass. pen. sez. III Sent. n. 37866 28/07/2017