Il Consiglio di Stato, con la sentenza n.1089/2017 ha sottolineato che il principio “chi inquina paga”, se pure non ammette forme di responsabilità a prescindere dalla materiale causazione del danno o del pericolo ambientale, non richiede, nella sua accezione comunitaria, anche la prova dell’elemento soggettivo; al contrario, la direttiva 2004/35/CE configura la responsabilità ambientale come responsabilità (non di posizione) ma, comunque, oggettiva, il che rappresenta un criterio interpretativo per tutte le disposizioni legislative nazionali che non facciano espresso riferimento al dolo o alla colpa, come nel caso della norme (art. 242, comma 2, e 244, comma 1, d.lgs. n.152 del 2006) che prevede la possibilità per l’Amministrazione di prescrivere gli interventi di messa in sicurezza dei siti contaminati.